Il tubeless nel mondo bici non è certo una novità dell’ultimo minuto, ma non è sempre facilmente applicabile su tutte le bici, e comunque trova sia molti detrattori che fautori di questa tecnologia.

Abbiamo volutamente metterci alla prova ed abbiamo optato per l’operazione più lunga, convertire delle ruote comuni, non nate per copertura tubeless, usando una delle svariate tecniche e prodotti in circolazione. L’operazione richiede una manualità certosina e molta attenzione, pur non avendo sempre la certezza di un risultato ottimale. Ma, appunto, ci siamo messi alla prova.

L’isolamento del cerchio della nostra Stevens Vapor lo abbiamo effettuato con il Gorilla Tape, un solido nastro sviluppato per questo tipo di utilizzo. Bisogna fare molta attenzione a scegliere la misura del nastro adatta alla larghezza interna del canale del cerchio, dopo di che applicarlo ben centrato, facendolo aderire accuratamente a tutta la superficie del canale.

L’operazione è stata svolta su dei cerchi gravel con quasi quattro anni di attività, durante i quali non è stato risparmiato proprio nulla in fatto di sollecitazioni. In virtù del fatto che questa bici continuerà ad essere utilizzata in questo modo, abbiamo optato per delle solide valvole in acciaio con innesto conico.

Montate queste, abbiamo proceduto al montaggio dei copertoni che ovviamente devono essere Tubeless ready. Noi abbiamo scelto dei Michelin Power Gravel misura 700×40. In ultimo abbiamo inserito lattice non schiumoso Barbieri PNK.

Eccoci quindi pronti per l’uscita di collaudo. Abbiamo scelto un percorso di 50 km, volutamente eterogeneo, che si snoda tra Parco del Lura, Parco delle sorgenti del Lura e Parco Pineta, avendo così tratti ghiaiosi facili, abbondanza di fango e ghiaccio vista la stagione, brevi single track sporchi ed impegnativi e qualche tratto d’asfalto. Non abbiamo risparmiato su nulla.

 

Com’è andata? A parte un’imbarazzo iniziale per un non corretto serraggio della valvola, presto risolto direttamente on the road, abbiamo preso presto confidenza con la nuova gomma. All’apparenza la tassellatura della Michelin sembrava piccola e poco incisiva, ed invece ci mostra, in fase di rotolamento, il suo profilo affilato ed incisivo. Gli ingressi veloci in tratti fangosi, i più insidiosi, diventano così sicuri anche nelle situazioni di tenuta che avremmo ritenuto oltre ogni limite. Su ghiaia o terreno non particolarmente bagnato la trazione è ovviamente  ancora  più sicura, rendendo così la guida molto pulita e più veloce. Fattore dovuto alla struttura della gomma, che gonfiata alla pressione che ritenevamo adatta di 3,5 bar circa, ci da la giusta ammortizzazione senza perdere assolutamente aderenza. Ci sarebbe servito giusto un po’ di pressione in più sui tratti di asfalto, che comunque cerchiamo di limitare sempre il più possibile nelle nostre uscite gravel.

Ovviamente non abbiamo bucato. Potrebbe essere un caso fortunato ma, con molte probabilità, le forature da piccole spine che normalmente si trovano su questi percorsi, potrebbero esser state già risolte dalla latticizzazione senza che ce ne potessimo accorgere.

Potremo ora mettere alla prova il nuovo assetto sulle lunghe tracciature di Bidonrace Divide 2.2 o sui giri cicloturistici che ci aspetteranno quest’estate.

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